BOTTONI [1]

mercoledì 2 maggio 2012

cara Ornella ....


Maria Ornella Serpa, attivista del movimento glbtq italiano, una delle primissime militanti del movimento "facciamo breccia", indicata anche come prima sindacalista delle "sex workers" d'Europa.

Fondatrice a animatrice del CO.DI.PEP. [coordinamento difesa persone prostitute].

Sempre pronta a documentare e partecipare alle lotte con passione, rabbia o allegria. Maria Ornella è stata sempre in prima fila. Dal 2 maggio 2008 Maria Ornella Serpa, la "leonessa", Hornie, ma soprattutto la nostra cara Ornella non c'è più.

Ma chi l'ha conosciuta, l'ha incontrata qualche volta in piazza, ci ha riso insieme o ci ha scazzato per ore, oggi può salutarla e ricordarla qui, attraverso questo post.

Paolo Violi

Io trans e prostituta con la “ joie de vivre”

Leggendo pour cause l'ennesimo episodio di "Chi va con i trans", tratto dal voluminoso "I media in Italia - limiti ed aspirazioni", non posso fare a meno di sorridere. Per un po' di giorni l'informazione in Italia alzerà l'audience, ho pensato; ma non so proprio se auspicarlo.

A parte gli scherzi, ho appreso con piacere che il signor Sircana usa la propria intelligenza anche per dare respiro alla propria joie de vivre . Certo, capisco il contesto: il "buon costume", la famiglia, il vicinato, insomma la "normalità" dalla quale poi si scappa sempre, ma credo che tutto questo possa essere superato in maniera intelligente e indolore: basta non vergognarsi.

Parlo per esperienza personale. Nata maschio, formatami da donna, ho scelto il genere e il sesso femminile come un'esperienza sentita sia sul piano personale che su quello politico. Il percorso di transizione in sé, nonostante la sua complessità, è stato (per fortuna) indolore e totalmente divertente, istruttivo e formativo. La mia identità femminile, fortemente desiderata, mi ha dato quella marcia in più per affrontare la vita con un pizzico di ironica intelligenza e tanta, ma tanta, joie de vivre , anche per me.

Trappole nel percorso di transizione? Tantissime; superate però determinatamente fino alla meta e tributando la prevedibile dose di sofferenza alla società "normale" che "naturalmente" cerca di "normalizzarci" ricorrendo anche alla violenza, talvolta esiziale. La difficoltà maggiore l'ho incontrata nell'affrontare il senso di vergogna, di esclusione; ma, una volta capito che si trattava di convenzioni e non di altro, sono andata oltre non sentendo neanche il bisogno di colpevolizzare o gettare fango su alcun@. La mia intelligenza, fonte di primaria accoglienza, mi ha aiutata a capire, grazie anche ad una non comune cultura, che, ad esempio, il contesto che pretendeva di discriminarmi è essenzialmente un'asfissiante trama di potere e sottomissione travestito (il contesto sì) da illusioni, più o meno ottiche, che obnubilano mente e corpo. Non ho ceduto alla lusinga e neanche alle minacce né alle violenze, che ho comunque dovuto subire come tributo alla "normalità". Ho proceduto incessantemente.

Non mi sono mai sentita discriminata; me lo hanno fatto credere perché fa parte del gioco di "normalizzazione". E questo ha comportato sicuramente degli sbalzi nella mia esperienza perché mi sentivo debole, impotente di fronte alla consapevolezza di non essere suscettibile di inclusione sociale in un sistema che, poi ho capito, si pretendeva forte e "giusto". Ho deciso quindi di intravedere cosa non funzionava ed ho scoperto che il sistema non discrimina ma resiste, causa la sua debolezza, a tutto ciò che può turbare i suoi deboli equilibri sostenuti, infatti, dalla violenza. Esso si basa in effetti essenzialmente sul rapporto di forza e sottomissione (del femminile al maschile, ad esempio, o del debole al forte). Il maschile, l'eterosessualità, l'amore eterno, la famiglia e quant'altro non sono che le esiziali lusinghe di una società che si pretende "regolare" ma poi risulta praticamente ipocrita e perversa, oltre che degna madre di guerre, stupri, schiavitù e quant'altro; un sistema sostenuto da una trama di personaggi, più o meno ameni, che elucubrano regole, istituti e sistemi che soffocano ogni istinto alla vita.

Eureka!

Basta usare la testa ed un minimo di coraggio e tutto si risolve. Se la nostra esistenza è fatta essenzialmente di cultura posso provare anche io ad elaborare la mia, ma sulla base del mio desiderio.

Dando un'occhiata in giro ho visto diverse cose ed ho fatto anche diverse esperienze; finché mi sono resa conto che ciò che viene demonizzato è spesso fonte di libertà, autostima, responsabilità e permette di dare un senso alla propria esistenza. Ho deciso quindi non di piacere agli altri, ma di piacermi; ho affinato anche ciò che la natura mi ha dato: talento intellettuale, allegria, curiosità e senso della misura e ho iniziato infine il mio viaggio nella mia vita.

Tra le varie insidie del sistema c'è il problema economico. Di che vivere?

Il sistema, come tutte le umane cose, non è perfetto e spesso si contraddice lasciando spazi vitali che sarebbe da sciocchi non occupare. La prostituzione, dipinta malissimo, se fatta con accortezza, gusto ed un pizzico di gioia può risultare, come nel mio caso, un'ottima soluzione al problema del lavoro, spacciato come base garantita della dignità dei soggetti ma praticamente fonte di ricatto perenne e tutt'altro che satisfattivo.

Rapporto con gli altri? Io scelgo chi frequentare e, insieme, scegliamo come rapportarci vicendevolmente sulla base della comune voglia di stare assieme. Nessuna regola invasiva della libertà altrui.

Rivendicazioni? Una: viviamoci per ciò che siamo, ottimi nei desideri pessimi nell'avidità.

Maria Ornella Serpa

PUBBLICITA' - GIORDANO