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venerdì 10 marzo 2017

insegnante #lesbica allontanata dalla scuola

All'insegnante non era stato rinnovato l'incarico a causa del suo orientamento sessuale. Ora l'Istituto trentino dovrà pagare 45 mila euro.

In appello, la causa intentata contro l'istituto Sacro Cuore che non le aveva rinnovato l'incarico a causa del suo orientamento sessuale, è stata confermata.

Non solo, all'insegnante lesbica è stato riconosciuto anche il danno d'immagine portando il risarcimento a 45 mila euro. Saranno risarcite anche le associazioni per la difesa dei diritti omosessuali con 10 mila euro ciascuna, la Cgil e Certi Diritti.

Il fatto, avvenuto nel 2014, aveva visto coinvolta un'insegnante che da anni lavorava presso l'istituto paritario che, chiamata dalla preside della scuola, aveva dovuto rispondere ad una domanda sul suo orientamento sessuale.

Le "voci" che parlavano della sua omosessualità avevano allarmato la dirigente che successivamente non ha più rinnovato, com'era da prassi, l'incarico alla docente.

La vicenda suscitò clamore anche a livello nazionale. L'allora ministra Giannini aveva affermato: "Se sarà accertata la discriminazione saremo molto severi". La causa, portata avanti dall'insegnante e dal suo legale Alexander Schuster, è stata vinta in primo grado e confermata in appello. La riforma parziale della sentenza del primo giudice ha anzi aumentato il risarcimento del danno, quello patrimoniale e quello morale.

Queste le dichiarazioni della docente: "Mi ritengo finalmente reintegrata nella mia dignità di docente e di donna, fatto che assume una particolare importanza oggi 8 marzo. Il riconoscimento espresso della falsità delle dichiarazioni era per me prioritario, al di là di ogni risarcimento di denaro. È stata accertata la diffamazione e la ritorsione che ho subito con le dichiarazioni dell’Istituto alla stampa nazionale. Nulla di peggio si poteva dire ad un’insegnante se non che abusava del proprio ruolo per turbare i ragazzi".

"E sono anche contenta che in Italia si ribadisca che la vita privata di ognuna e ognuno è per l’appunto privata e che nessun datore di lavoro può entrare nelle nostre famiglie e chiedere chi siamo, chi amiamo o se vogliamo come donne abortire o meno. La mia dignità personale e professionale trova oggi giustizia nelle parole della Corte di appello di Trento. Per me questo spiacevole momento della mia vita è finalmente chiuso. Spero che il Sacro Cuore torni a coltivare quel rispetto e quella valorizzazione della diversità e del pluralismo che è il vero messaggio di Teresa Verzeri, come richiamato anche dall'odierna sentenza".

Questo lo stralcio della sentenza emanata oggi:
In parziale riforma della ordinanza in data 21.6.16 del Tribunale di Rovereto, accertata la natura discriminatoria per orientamento sessuale, individuale e collettiva, della condotta posta in essere dall’Istituto delle Figlie del Sacro Cuore di Gesù di Trento in ordine alla selezione per l’assunzione degli insegnanti, ordina all’Istituto l’immediata cessazione di tale condotta; ridetermina la somma capitale dovuta a titolo di danno patrimoniale € 13.329,80; ridetermina la somma capitale dovuta a titolo di danno morale in € 30.000,00;

ridetermina la somma capitale dovuta a titolo di risarcimento del danno a favore di Associazione Radicale Certi Diritti e CGIL in € 10.000,00 ciascuna; ordina la pubblicazione del presente dispositivo – omesso il nome della ricorrente – sul quotidiano La Repubblica; condanna l’appellato alla rifusione delle spese del grado, liquidate in favore degli appellanti in € 8.000,00, di cui € 2.500,00 per fase di studio, € 1.500,00 per fase introduttiva e € 4.000,00 per fase decisionale, oltre 15% rimborso spese forfettarie ed accessori come e se per legge dovuti.

In merito interviene anche la Cgil del Trentino: “La decisione assunta dalla Corte d'appello di Trento riafferma il principio che sul posto di lavoro non si può essere discriminati per il proprio o presunto orientamento sessuale. Siamo soddisfatti della sentenza”. Commenta così il segretario della Cgil trentina, Franco Ianeselli, la decisione della Corte d'appello che conferma quanto già deciso poco meno di un anno fa dal Tribunale di Rovereto sul caso dell'insegnante del Sacro Cuore, seguito dal sindacato di via Muredei.

La sentenza, riconoscendo anche il danno d'immagine a carico dell'insegnante, amplia il risarcimento economico anche per la Cgil. “Ci siamo impegnati su questo caso perché siamo convinti che nessun lavoratore o lavoratrice possa essere giudicato o discriminato per il suo orientamento sessuale – prosegue Ianeselli -. Coerentemente a questo principio siamo pronti a usare il maggior risarcimento riconosciuto alla nostra organizzazione a sostegno di progetti per le pari opportunità e contro le discriminazioni”.

Cgil aveva promosso ricorso assistita dagli avvocati Stefano Giampietro e Alexander Schuster chiedendo al Giudice che venisse accertato il carattere discriminatorio delle affermazioni della direttrice dell'istituto Sacro Cuore che aveva rivendicato il diritto di non assumere persone omosessuali. “Siamo contenti per l'insegnante che vede tutelata la sua dignità di persona e docente,indipendentemente dalla sua identità sessuale, e ringraziamo gli avvocati Giampietro e  Schuster per l'ottimo lavoro svolto”, conclude Ianeselli.

E anche l'associazione radicale Certi Diritti prende la parola. "La Corte d'Appello di Trento ci dà nuovamente ragione confermando con sentenza di data odierna la decisione del Tribunale di Rovereto: una scuola non può discriminare un prestatore di lavoro per il suo orientamento sessuale. E' quello che è accaduto nel 2014 all’Istituto Figlie del Sacro Cuore di Gesù, scuola paritaria di Trento: in un colloquio chiesero a una docente se davvero avesse una relazione sentimentale con un’altra donna e di ‘risolvere il problema’. Lei non si piegò all’ingerenza nella sua vita privata e per questo non venne riassunta. Successivamente la scuola la diffamò sulla stampa nazionale dicendo che parlava di sesso ai bambini e li turbava. In primo grado il Sacro cuore venne condannato a risarcire 25.000 euro alla ricorrente".

"Adesso è stata riconosciuta anche la diffamazione e la ritorsione, perché la docente era apprezzata da colleghi e alunni. Da qui un risarcimento per danni patrimoniali e non patrimoniali per circa 44.000 euro. La conferma di questa prima sentenza per discriminazione individuale, oltre che collettiva, è un risultato importante non solo per le parti coinvolte nel caso in questione (oltre alla docente, anche la CGIL del Trentino), ma per tutta la battaglia contro le discriminazioni sul posto di lavoro".

Ad esprimere soddisfazione è anche il segretario nazionale Arcigay, Gabriele Piazzoni. "Questo nuovo pronunciamento – ha affermato – ribadisce l’impossibilità di attenuare o condizionare il reato di discriminazione. L’Istituto condannato, quale che sia il sentimento religioso che lo ispira, deve rispettare le leggi della nostra Repubblica, che sono quelle di uno stato laico, in cui nessuna credenza viene elevata a livello di norma".

Per Piazzoni "In questa importante giornata di mobilitazione delle donne, una donna, lesbica e lavoratrice, ha vinto la sua battaglia contro un’istituzione che con violenza voleva normare il suo privato, le sue relazioni e la sua sessualità"


Donatello Baldo


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