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giovedì 20 aprile 2017

gay perseguitati in #cecenia : più prudenza nella diffusione delle notizie

Cosa sta succedendo davvero in Cecenia? I titoli degli articoli non lasciano spazio a dubbi: dopo le prime notizie sugli arresti di decine e decine di presunti omosessuali e l’uccisione di tre di loro [Il Grande Colibrì], ora si sarebbero scoperti campi di concentramento di stile nazista in cui sarebbero imprigionati i gay. Eppure molti fattori consiglierebbero più prudenza, dalla gravità delle accuse al clima molto propenso alle strumentalizzazioni, fino a evidenti debolezze nelle fonti. Soprattutto, è assolutamente necessario non sbandare nel sensazionalismo e mantenere un atteggiamento il più responsabile possibile perché non si tratta di vendere articoli, ma di cercare di salvare vite. Proviamo allora a fare il punto della situazione.

La denuncia si basa su due articoli di Novaya Gazeta: il primo, pubblicato il 3 aprile [Novaya Gazeta], racconta che più di 100 uomini, accusati di essere omosessuali, sarebbero stati arrestati dalla polizia cecena ricostruendo i loro rapporti tramite le app di incontro gay. Il giornale racconta anche che almeno tre persone sarebbe state uccise. Il 5 aprile Novaya Gazeta ha pubblicato il secondo articolo, in cui ha raccolto tre testimonianze di persone su quella che definisce una “repressione di massa di ceceni sospettati di avere un orientamento omosessuale”: i presunti gay sarebbero stati rapiti illegalmente dalla polizia, derisi, umiliati, torturati, violentati con oggetti e rilasciati solo dopo il pagamento di enormi riscatti.

Il giornale è piuttosto autorevole e le informazioni, anche se si basano per ragioni ben comprensibili su testimonianze anonime, non solo sono state smentite in modo ben poco convincente dal governo ceceno, ma sono state anche confermate da Ekaterina L. Sokiryanskaya dell’International Crisis Group (Gruppo di crisi internazionale; ICG) e da Human Rights Watch (Osservatorio dei diritti umani; HRW), che ha scritto: “Le informazioni pubblicate da Novaya Gazeta sono coerenti con i rapporti che HRW ha ricevuto recentemente da numerose fonti attendibili, comprese fonti sul territorio. Il numero delle fonti e la coerenza delle storie ci lascia senza alcun dubbio che questi sviluppi devastanti si siano davvero verificati”.

La prima risposta dei media e delle associazioni è stata generalmente molto seria e prudente, seguendo lo stile scelto dagli stessi attivisti russi della Rossiyskaya LGBT-set’ (Rete LGBT russa): con grande fermezza si sono chieste indagini sulla situazione e si sono condannate le parole gravissime con cui il governo ceceno ha scaricato le accuse e giustificato i “crimini d’onore” in cui gli omosessuali sono uccisi dai loro stessi familiari.

L’associazione ha anche raccolto altre testimonianze, riportate sempre nel secondo articolo di Novaya Gazeta, in cui si parla di decine di persone recluse nella stessa stanza, insieme a presunti terroristi e a consumatori di droghe, o torturate in capanni abbandonati, alcune sparite nel nulla, altre consegnate alla famiglia con l’obiettivo di farle uccidere dai parenti.

Poi, però, la situazione è sfuggita di mano. Già il 5 aprile il blog russo Ixtc aveva pubblicato un articolo dal titolo “Ramzan Kadyrov [primo ministro ceceno; ndr] ha aperto campi di concentramento per gay in Cecenia”, ripreso poi il giorno dopo dal blog statunitense Window on Eurasia con il titolo “Kadyrov apre il primo campo di concentramento per gay dai tempi di Hitler”.

I titoli raccontano già quello che si sostiene nel testo degli articoli: Novaya Gazeta avrebbe svelato l’esistenza di campi di concentramento in cui sarebbero rinchiusi gli omosessuali. La realtà è diversa: il giornale non parla mai di campi di concentramento, ma solo di una prigione segreta aperta in una ex caserma di Argun, una cittadina di quasi 30mila abitanti nella Cecenia centrale. E occorre sottolineare con forza che sia il blog russo sia il blog americano sostengono di avere come propria unica fonte gli articoli di Novaya Gazeta, attribuendogli però informazioni che non contengono.

Insomma, rispetto ai due articoli del giornale russo non ci sono ulteriori informazioni e al momento non ci sono neppure motivi validi per pensare che esistano campi di concentramento in Cecenia. Questa idea è un’aggiunta, al momento priva di giustificazioni, nata presumibilmente per drammatizzare ancora di più una vicenda già molto tragica che purtroppo ha buone probabilità di essere vera: evidentemente per qualcuno una prigione segreta, decine di rapimenti e di torture, tre omicidi non sono “abbastanza drammatici”.

Il quotidiano scandalistico inglese Daily Mail è il primo grande mezzo di informazione a riprendere questa nuova idea, con un articolo dal titolo: “La Cecenia apre il primo campo di concentramento per omosessuali nel mondo da quelli di Hitler negli anni ’30; gli attivisti dicono che lì i gay sono torturati con l’elettroshock e uccisi di botte”. L’articolo sostiene che “un report di Novaya Gazeta afferma che le autorità hanno istituito molti campi in cui gli omosessuali sono uccisi e costretti a promettere di abbandonare il paese”. Peccato che, appunto, il giornale russo non parli proprio di campi di concentramento.

L’idea, però, vende bene e quindi affascina un po’ tutti. Tra i media gay, il primo a rilanciare la presunta “novità” è Pink News: “La Cecenia ha aperto campi di concentramento per uomini gay”. E sulla stessa scia seguono siti, blog, media e associazioni di mezzo mondo, che neppure si rendono conto che stanno riportando come propria fonte gli stessi articoli di cui già avevano parlato qualche giorno prima, facendogli ora dire cose nuove e diverse. Non manca chi decide di drammatizzare ulteriormente, moltiplicando questi presunti campi, aggiungendo dettagli per farli sembrare “più nazisti”, inventando traduzioni farlocche da Novaya Gazeta.

E in un mondo dell’informazione basato sul copia-traduci-incolla senza la minima verifica e senza il minimo senso critico, passa non solo l’informazione campata in aria, ma anche il concetto che questi presunti campi di concentramento sarebbero i primi dai tempi di Hitler. Nessuno ricorda la Cina, la Cambogia o l’ex Yugoslavia? Nessuno si accorge di quello che succede in Birmania, in Corea del Nord o a Guantanamo? Per limitarsi alla persecuzione degli omosessuali, nessuno ha sentito parlare di Cuba e delle sue Unidades Militares de Ayuda a la Producción (Unità militari di aiuto alla produzione)? Forse qualcuno, ma infilare Hitler nel titolo paga di più.

In Cecenia probabilmente la situazione è estremamente drammatica e delicata. Per questo bisogna cercare di affrontarla con enorme fermezza, ma anche con grandissima responsabilità. Come fanno i principali appelli online, da quello di AllOut a quello di Amnesty International, per esempio. Gran parte dei media, invece, ha scelto di diffondere titoli sensazionalistici e notizie prive di fondamento, che rischiano di screditare completamente anche le informazioni che invece sono presumibilmente vere. Parlare di “campi di concentramento” aumenta i lettori, ma diminuisce la credibilità e la forza della denuncia in Cecenia e in Russia. E mina ogni tentativo di incidere su circostanze già troppo tragiche.

Pier Cesare Notaro

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