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giovedì 18 maggio 2017

educare alle #differenze

Presentata oggi a Roma la Rete nazionale. 

«Contro gli sterotipi e per la valorizzazione delle differenze interlocutori forti della politica»

Presentata a Roma, presso la sala stampa della Camera dei Deputati, l’Associazione di Promozione Sociale “Educare alle differenze”. Punto d’arrivo di un percorso che nasce nel settembre 2014, quando per la prima volta si sono dati appuntamento a Roma più di 600 tra soggetti singoli e collettivi che si occupano – a vario titolo – di progetti per la valorizzazione delle differenze e per la prevenzione di ogni forma di violenza e discriminazione. Realtà molto varie che si sono incontrate sulla spinta di scambiare esperienze e buone pratiche e di rispondere agli attacchi sempre più aggressivi mossi dalle destre sulla base della retorica e dello spauracchio della cosiddetta “ideologia gender”.

Lo scorso anno gli oltre 1000 partecipanti della terza edizione hanno ribadito con forza l’esistenza di “un’urgenza formativa” che trova finalmente risposta nella rete formalmente costituita in APS. lle associazioni promotrici Progetto Alice, S.CO.S.S.E. e STONEWALL si sono unite Famiglie Arcobaleno, Io sono Mia, Associazione Sinonimia Teatro Cultura Bellezza, Hamelin Ass. culturale, E.V.A. Soc. Cooperativa.

Un salto di qualità per dare stabilità e forza a questo percorso. «Vogliamo dare vita a un progetto duraturo e stabile che abbia come obiettivo la valorizzazione delle differenze, a partire dalla scuola pubblica», esordisce così Monica Pasquino (S.CO.S.S.E.), presidente della neonata Associazione. «Si tratta di fare rete anche sui singoli territori e in questa direzione è stato lanciato anche un protocollo di intesa da sottoporre alle istituzioni locali, laddove, è importante contrastare l’idea che l’educazione alle differenze sia un pericolo ed è possibile costruire esperienze positive di collaborazione. Inoltre abbiamo deciso di fare la presentazione qui alla Camera perché su questi temi puntiamo ad essere un interlocutore della politica».

A scendere nel merito della questione è Giulia Selmi (Progetto Alice), vicepresidente di Educare: «Siamo ancora in attesa delle linea guida che rendano applicabile il comma 16 dell’articolo 1 della legge 107/2015 sull’educazione di genere e la lotta alle discriminazione. Senza le quali le previsioni della legge rimangono solo parole vuote. Sappiamo che ci sta una commissione che si sta riunendo presso il MIUR all’interno della quale è rappresentata una componente che ha paura delle differenze, della parola genere, dell’omosessualità e ha di fatto in mano quelle linee guida. Noi speriamo diventare un interlocutore di senso, capace di promuovere modelli e pratiche educative inclusive e di acquisire quella forza e quel peso specifico per poter influire e partecipare a questo dibattito».

Marilena Grassadonia (Famiglie Arcobaleno) tesoriera dell’APS, ribadisce la necessità di partire dalla scuola pubblica, poiché si tratta del «primo luogo sociale cui affidiamo i nostri figli e le nostre figlie. Chiediamo che sia un luogo di accoglienza e di inclusione in cui ciascuno possa esprimersi liberamente e con trasparenza, vincendo la paura che paralizza e impedisce l’incontro e la reciproca conoscenza tra realtà diverse».

Daniela Santarpia, di E.V.A Cooperativa sociale, attiva in Campania con oltre 10 centri antiviolenza e tre case rifugio, spiega la propria convinta adesione alla Rete di Educare alle differenze perché: «L’educazione alla diversità è la principale forma di prevenzione contro le violenze contro le donne, ma anche il bullismo e tutte le forme di discriminazione e di violenza verso chi è diverso e più debole. La lotta agli stereotipi di genere è un antidoto contro il maschilismo, l’omofobia e contro i femminicidi».

Fadia Bassmaji (Ass. Sinonimia Teatro Cultura Bellezza) e Sara Marini (S.CO.S.S.E.) insistono sull’importanza di allargare l’immaginario, operando dentro e fuori le scuole con progetti a lungo termine che partano fin dalla primissima infanzia e che coinvolgano le figure adulte educanti e lavorando fuori da una logica emergenziale. «Senza immaginazione non esiste innovazione» ha detto Bassmaji, mentre Marini chiarisce  che «solo in un contesto dialogante e operativo può realizzarsi l’educazione alle differenze. È un lavoro artigianale e di relazione, necessariamente in fieri. Uno scambio che costruisce e dà senso».

Due le prossime sfide della neonata APS lanciate dalla presidente Pasquino in chiusura: 1) il protocollo d’intesa con gli enti locali «fondamentale per attivare e valorizzare le energie sui territori, in rapporto con istituzioni di prossimità spesso più attente di quelle nazionali»; 2) l’appuntamento a Roma il 23 e 24 settembre 2017 per la IV edizione del meeting Educare alle differenze, dedicato al rapporto scuola-famiglie «oggi spesso affrontato in termini negativi, polemici, difensivi e infruttuosi. Affrontare il tema senza provare a protendere per l’una o l’altra agenzia educativa, cercando di capire come quel rapporto può declinarsi in modo proficuo sarà l’approccio a cui puntiamo».

Andrea Maccarrone

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